Vaporwave: non solo nostalgia

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La vaporwave è andata oltre il suo meme, divenendo a tutti gli effetti cultura

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Di Davide ”inchiostro nero” Cautiero

La prima volta che sentii parlare di vaporwave fu nell’agosto del 2017, quando già da circa sette anni imperversava tra le subculture online come microgenere musicale e corrente estetica. In realtà come movimento non era riuscito a imporsi come tale, navigando quasi con la stessa incertezza e imponderabilità del suo contenuto, che come sappiamo va al di là del sampling; del riutilizzo ( o riciclo ) di un campione di altri brani, soprattutto degli anni ’80.

Insomma, di quel rimpasto di musica concreta e sperimentale che dagli anni ’40 in poi è esploso sia come anello di nastro, che come loop temporale, inglobando musicalmente anche un’era musicale, quasi costretta a rivivere inconsapevolmente le stesse esperienze.

Inconsapevole è la parola giusta, perché quando 4est, grande amico e artista vaporwave, mi accennò a questa ‘’onda di vapore’’, la percepii come un’entità non del tutto estranea, pur non conoscendola affatto.

Il mio primo pensiero fu quello di associarla alla retromania.

Hollywood era entrata in questa ottica da tempo, inanellando una serie infinita di remake, reboot e revival, celebrando un passato che ancora determinava i trend del momento.

Esempi i rifacimenti di ‘’Total Recall’, ‘’Robocop’’, ‘’Conan ‘’riproposti sul grande schermo solo per riportare in auge opere che hanno segnato invece un’epoca antecedente.

La stessa retromania che ha portato i fratelli Duffer a concepire la serie tv ‘’ Stranger Things’’ che sul fiume della memoria ha costruito un ponte tra le diverse generazioni.

E così, con un ghigno alla Clint Eastwood disegnato sulla faccia, pensavo che la vaporwave ( il vaporwave se si pensa al meme originario ) fosse solo nostalgia ed estetica, o una variante della synthwave, che richiama con le sue atmosfere retrofuturistiche ( un po’ cyberpunk ) la cultura musicale, cinematografica e videoludica degni anni ’80,  quella dichiaratamente pop e trash senza misura.

Source: Internet

Ma mi accorsi che la vaporwave è anche filosofia, e che i brani rallentati o accelerati non sono che l’ouverture del movimento. Di quello che si può definire quasi uno scherzo ( a joke! ), e invero, un troll. Un ordine musicale che si nutre di immagini, come se fossero simulacri.

Utili le parole di Jean Baudrillard in ‘’ Lo scambio simbolico e la morte: ‘’Al giorno d’oggi, tutto il sistema precipita nell’indeterminazione, tutta la realtà è assorbita dall’iperrealtà del codice e della simulazione. È un principio di simulazione quello che ormai ci governa al posto dell’antico principio di realtà ‘’

Immagini, ma anche melodie, che sottendono la realtà, senza però arrogarsi il diritto di rifletterla, perché la vaporwave utilizza gli stessi algoritmi e codici di chi sagacemente critica.

‘’Tutta la strategia del sistema è in questa iperrealtà dei valori fluttuanti’’ continua ancora Baudrillard . Valori, entità morali che si disperdono e diventano vapore.

Come non pensare a questo punto anche alla modernità liquida di Zygmunt Bauman. Viviamo in una bolla di inesplicabile irresolutezza, in uno spazio provvisorio, disorganico e imperfetto. Intrappolati sulla soglia di una nuova epoca, in perenne bonaccia.

E riallacciandomi a questa insicurezza, a questa aleatorietà temporale, in cui la vaporwave sguazza, e sembra anche godersela, mi sono avvicinato agli scritti di Mark Fisher, e soprattutto sulla sua reinterpretazione del concetto di hauntologia ( coniato da  Jacques Derrida ) che ci porta inevitabilmente a chiederci: è possibile pensare al futuro?

Ora non affronterò il concetto di ‘’realismo capitalista’’ (  ne ho già accennato qui https://www.neonpeetsa.it/realismo-capitalista-da-metropolis-a-il-buco/ ), ma l’hauntologia descritta da Fisher si può  riassumere in un tempo ( il nostro ) in cui il futuro fatica ad arrivare, non permettendo, quindi, una pratica elaborazione del passato, e di conseguenza il presente rimane inglobato in una sorta di mise en abyme artistica e concettuale, la quale riflette un’anedonia sociale che solo all’apparenza può tradursi in nostalgia, anche se non lo è.

Allo stesso modo la vaporwave non si nutre unicamente di quella componente nostalgica che si può ravvisare nel suo stile musicale e nella sua estetica, in cui il classico si mischia al contemporaneo, come a voler rappresentare iconograficamente questa disgregazione del tempo.

La vaporwave è andata oltre il suo meme, divenendo a tutti gli effetti cultura, e non solo, la sua musica si è evoluta, acquisendo una propria identità.

Lo stile stesso dell’elettronica si è perfezionato.

Blank Banshee, Vektroid , James Ferraro, George Clanton, Oneohtrix Point Never ( per citarne i più famosi ), musicalmente rappresentano, difatti, anche con toni dubstep, vaportrap, drum & bass, glo-fi e chillwave, un po’ la semantica e non solo l’architrave melodica del movimento.

Insomma, la vaporwave è un po’ ovunque, in bilico tra la nicchia di ascoltatori e il mainstream, pronta per uscire dal cul-de-sac del nuovo secolo, dai suoi costumi stagnanti e dai suoi spettri.

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