Vaporwave e accelerazionismo

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di Mario E. Fevola

Si legge spesso che la vaporwave sia “accelerazionista”, che oltre le immagini dell’ a e s t h e t i c, i brani rallentati, i meme e le nuove avanguardie elettroniche c’è molto di più. Oggi parliamo proprio di questo analizzando il testo che ha sintetizzato il concetto e i punti cardine, il Manifesto accelerazionista!

Se pensiamo al futuro, le visioni di un mondo post-apocalittico hanno più probabilità di trovarsi di fronte ai nostri occhi, a differenza di un futuro diverso e, perché no?, migliore: cataclismi, catastrofi ambientali, collassi nucleari. Tra i possibili scenari, il pessimismo regna sovrano. 

Ma non vi preoccupate, è così che hanno voluto.

Come già sapete, l’estetica vaporwave ruba a piene mani dall’immaginario collettivo in cui è immerso il ventennio che va dagli anni 80 ai 90. Lo guarda con malinconia, con rinnegata speranza, con la nostalgia di un tempo che non è mai stato. Dal 1989, con la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda, il mondo politico ha rinnovato la sua facciata sociale ed economica, ha segnato una nuova rivoluzione: il neo-liberismo capitalista nel mercato globale. 

Nel 1850, Karl Marx e Friedrich Engels firmavano il “Manifesto del Partito Comunista” : trattato filosofico economico, scritto dai due tedeschi mentre erano a Bruxelles. Una dichiarazione di intenti, su cui fondare la città del domani.
Il saggio parte da una nuova concezione della Storia, Marx si avvale delle migliore dialettiche imparate dalla sinistra hegeliana quando era a Parigi. A differenza dei colleghi, però, il tedesco formerà la corrente filosofica del materialismo storico.
Per Marx, noi siamo nella Storia e la Storia è l’ordine che ci dirige.
A questa verità hegeliana, Marx aggiunge che la struttura portante della Storia è la forza economica. E quale forza economica cominciava a nascere nella seconda metà del XIX secolo? 

Il Capitalismo.

Ed è proprio dal Capitalismo e da Marx che, più di cento anni dopo, nel 2013, Nick Williams e Alex Srnicek, due filosofi politici americani, firmano il loro j’accuse contro il neoliberismo capitalista. Nasce il “Manifesto Accelerazionista”. L’opera di Williams e Snricek è brevissima, si rifà fedelmente al primo Manifesto marxista.

Partendo da una critica costruttiva di quello che è stato il modus operandi degli ultimi quarant’anni delle politiche di sinistra, Williams e Snricek riportano al centro del discorso economico due temi fondamentali: il rapporto con la tecnologia e un mondo totalmente libero dal lavoro.

Il punto 22 è una dichiarazione forte e precisa:

“Dobbiamo rilanciare l’argomento tradizionalmente avanzato a sostegno del postcapitalismo: il capitalismo non è solo un sistema ingiusto e perverso, ma anche un sistema che frena il progresso. Lo sviluppo tecnologico oggi è soffocato dallo stesso capitalimo che lo aveva liberato a suo tempo. L’accelerazionismo è la convinzione di fondo che le capacità tecnologiche possano e debbano essere affrancate dai limiti imposti dalla società capitalistica, e spinte oltre. Il movimento per il superamento dei nostri vincoli attuali non dev’è essere solo una lotta per una società globale più razionale. Noi crediamo che esso debba anche recuperare i sogni che folgorano tante persone: le prefigurazioni di un homo sapiens che cerca di espandersi oltre i confini del pianeta Terra e delle proprie immediate forme corporee. Queste visioni oggi sono considerate residui di una fase d’innocenza. ma esse danno la misura sconcertante del deficit d’immaginazione che caratterizza la nostra epoca, e al tempo stesso offrono la promessa di un futuro che rafforzi gli affetti e sia, al tempo stesso, intellettualmente stimolante.”

Un futuro migliore, in cui il tecnologia e lavoro sono a disposizione dell’individuo, un domani in cui l’uomo possa arrivare al gradino successivo della scala evolutiva, con l’anima e con il corpo, in completo rapporto con sé stesso e gli altri e, soprattutto, la Natura a cui appartiene.

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