Vaporwave, Cyberpunk e Synthwave: tre generi in tre film.

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vaporwave, cyberpunk e synthwave in tre film. Tre generi a confronto

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di Davide “inchiostro nero” Cautiero

Il linguaggio simbolico, tipico della vaporwave, nel cinema assume tratti distintivi, riconoscibili, che offrono quasi una nuova esegesi estetica. 

Alla maniera della vaporwave, così altri generi, come la synthwave e il cyberpunk, che, incrociandosi fra di loro, riescono a trovare un equilibrio armonico, pur agendo in diversi ambiti.

Tra le pellicole meno note, ma ugualmente rappresentative di questi generi, vi sono tre piccole perle, che se per fama non riescono a spodestare giganti come ‘’Blade Runner’’.  ‘’Mad Max: Fury Road’’ o ‘’Matrix’’, nel loro piccolo assumo un ruolo significativo, esaltandone l’estetica comune.

  • Good Time: opera dei fratelli Safdie (Heaven Knows What, Uncut Gems ) che narra l’allucinante parabola di un delinquente di New York ( interpretato dal nuovo Batman ‘’Robert Pattinson’’ ) tramite una fotografia vivace e fuori dalle orbite, dove il neon predomina sulle sfumature spente della notte. Un film che viaggia attraverso il pop ipnagogico di ‘’ Daniel Lopatin’’ ( Oneohtrix Point Never ) che crea ritmi e sonorità psichedeliche e sincopate. Una chillwave che proietta musicalmente lo spettatore fra le atmosfere cupe e concitate della grande mela. Un delirio notturno in salsa vaporwave.
  • Franklyn: Ambientato tra l’ogivale architettura della cosiddetta Città di mezzo, e la Londra dei nostri tempi, Franklyn, si erge come opera atipica, ma mai asettica di emozioni, le quali scivolano fra un torrente e l’altro di sequenze, che non seguono però un’ordinata successione. O meglio, non ne esemplificano al meglio la struttura, lasciando a chi lo segue, anche nel finale, il compito di attingere un significato dalla loro sorgente. Un film ( diretto da Gerald McMorrow ) che si può collocare fra il genere ‘’gothic’’ e il cyberpunk, nei suoi vicoli tortuosi e angusti, nella rappresentazione distopica di una realtà angosciante, ma che ha dalla sua una componente onirica e una concezione tra percezione e realtà, che si può riscontrare anche nel principio ideologico della vaporvawe.
  • Cold in July: un thriller indipendente diretto da Jim Mickle, con protagonista Michael C. Hall ( Six Feet Under, Dexter ). Apparentemente privo di quella palette di colori tendente al cromatismo, coadiuvata dall’utilizzo di luci al neon, tipica di lavori come ‘’Drive’’o ‘’Stranger Things’’, Cold in July si innesta nel filone dei ‘’Movies with Synth score’’ grazie alla colonna sonora firmata da Jeff Grace, che, ripercorrendo le strade desolate e sterminate del Texas anni ’80, assiste la trama nel suo incedere narrativo.

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