Vaporwave, Cyberpunk e il “comunismo” di Carpenter…

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Uno sguardo alla cultura Vaporwave e Cyberpunk attraverso la morale di John Carpenter.

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Cosa hanno in comune la Vaporwave ed il Cyberpunk con un film anni ’80?
Presto detto. La Vaporwave, come avete già letto in un precedente articolo, è caratterizzata culturalmente da una critica distopica al capitalismo, in particolare, quello degli anni 80; il cyberpunk nasce proprio negli anni 80, come movimento letterario e descrive personaggi operanti ai margini della società e che spesso e volentieri si scontrano con le multinazionali, colpevoli di voler controllare la popolazione mondiale ridotta in povertà.
John Carpenter riesce a rappresentare tutto questo in “They Live” (Essi Vivono) consegnandoci un’opera profetica e mai banale.

Per un’analisi del film più dettagliata ho chiesto l’aiuto degli amici della pagina facebook “Questa sera niente popcorn” (logo cliccabile) e più precisamente di – Inchiostro nero – che ha recensito il film per i lettori di questo blog!

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“They Live” 1988 – John Carpenter

Siamo alla fine degli anni ’80. Imperversa un capitalismo dissennato. Attraverso le sequenze di quello che può essere considerato come una sorta di manifesto sociale e politico, la pellicola di John Carpenter, tratta dal racconto ‘’Alle otto del mattino’’ di Ray Nelson, ci proietta in una distopica realtà, a tratti minimalista, che non riecheggia dei più comuni stereotipi sulla fantascienza, che fino a quel periodo avevano caratterizzato il genere. They Live è critica, denuncia, verso un sistema che allo stesso tempo conforma ed emargina. Ma è a questi ultimi che Carpenter si rivolge. A quegli esclusi che George A. Romero ( un altro genio ) chiamava zombie. Ma quella è un’altra storia.

Un grido, di chiara frangia comunista, anche se non si può e non si deve parlare solo di politica, ma di esistenza. Degli assuefatti all’uniformità, che non possono o non vogliono svegliarsi dal quieto sonno della ragione, che parla di consumismo, e di scalata sociale. Obbedisci, consuma, riproduciti, sono i dettami della cacotopia capitalista, viveur e superficiale, sulla quale Carpenter decide di imbastire il suo capo d’accusa. E lo fa realizzando un’opera anche grottesca, ai limiti del parodistico, che tende, però, a non perdere il suo insito significato, cercando sempre una riconquista sociale. – Inchiostro Nero –

Come avete appena letto, Carpenter inserisce nel film la sua critica all’ edonismo reganiano (Regan era appunto l’allora pres. degli USA). Consumismo sfrenato, pubblicità invasiva ( messaggi subliminali ) e disparità sociale vengono introdotti nel film con la metafora aliena e la condanna della falsa coscienza che riduce gli esseri umani ad una vita finta, virtuale ( Matrix vi dice niente?) . Ma la critica di Carpenter prosegue, e si muove anche contro le multinazionali della cinematografia, colpevoli di aver abbracciato film di largo consumo a scapito di altre produzioni, comprese le proprie.
La pellicola parla di una specie di alieni con la “testa di morto” che dominano il pianeta attraverso la televisione e celano la loro vera identità grazie alla trasmissione di onde radio che nascondono il loro orribile aspetto.

In questo film ci svela la schiavitù involontaria (a volte desiderata) indotta attraverso i messaggi subliminali, cartelloni pubblicitari, stili di vita holliwoodiani, pubblicità televisive, programmi spazzatura.
Il regista americano spinge su questo concetto, inventando un modo per riuscire a guardare al di là di ciò che viene propinato alle masse: Occhiali da sole speciali; come a dire: “Abbagliati dalle false promesse, dalle illusioni della società del consumo non vi accorgete di diventare esseri dormienti rispetto a chi invece è sveglio e vi comanda obbligandovi a fare ciò che vuole”.

La parola chiave del film è OBEY (obbedisci) celata dietro insegne pubblicitarie che promettono vacanze da sogno. Ironia della sorte, oggi quella parola è una marca d’abbigliamento, un brand, un’altra vittoria della massificazione; così come accadde alla t-shirt di Che Guevara. Evidentemente anche la controcultura, il “think different” è stato inghiottito e poi fagocitato sottoforma di street wear affinchè pure la rivoluzione sia addomesticata.

4EST

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