The SHINING

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L’io, questo sconosciuto

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di Inchiostro nero e 4EST

The Shining, ovvero, “Gli effetti nefasti del Covid 19 sulla gente”. Questo è quello che abbiamo pensato in questi giorni di quarantena forzata, una situazione che ha fatto venire a galla quanto siamo troppo legati alla “macchina” di cui siamo parte e da cui veniamo tritati tutti i giorni.

Una prigionia forzata con noi stessi, costretti a inventarci qualcosa da fare tra le quattro mura, come se la nostra vita non fosse altro che la solita routine: lavoro/casa-università/casa o quant’altro. L’io senza la “macchina” sparisce, annichilito in un attimo, come un bambino senza il genitore; l’io che vuole affrancarsi da Matrix ma messo di fronte a se stesso crolla come un castello di sabbia. In questi giorni stiamo assistendo alla più grande dimostrazione di isteria collettiva; i social abbondano di video in cui la gente dice di non sapere più come occupare il tempo. Il tempo, un bene così prezioso, che abbiamo svenduto alla “macchina” e che ormai non ci appartiene più, tanto da volersene disfare per essere subito re-immessi in Matrix. Ed ecco che le nostre case diventano il luogo dello stress e della pazzia. Ma di questo ve ne parla ora Inchiostro nero…

Nel romanzo di Stephen King, e nell’omonimo film di Stanley Kubrick ‘’Shining’’, l’Overlook Hotel rappresenta la dimora nefasta, la personificazione del male più subdolo e cinico, che, lentamente, come un virus, penetra nella mente dei suoi occupanti per circuirli, per indurli alla follia. Per renderli partecipi di quel disegno di violenza scritto nei loro geni, tramandato da padre in figlio, come in un uroboro patriarcale, invitandoli a seguire quelle tracce invisibili, quei segni lasciati dal passato, che li porteranno inevitabilmente a visitare anche i lori spettri. 

L’Hoverlook Hotel, quindi, si prefigura come un chiaro riverbero negativo della concezione dell’essere, un’entità a sé stante che minaccia il nucleo familiare, pur essendo a sua volta uno spazio fisico adibito all’accoglienza, nonché specchio della nostra interiorità.

In sostanza la casa riflette il nostro io, quell’io che in virtù dei convulsi e forsennati ritmi della società odierna, la gente ha deciso di accantonare, e che ora, in questo peculiare momento storico in cui si invita a restare nelle proprie abitazioni per non diffondere il virus che sta affliggendo l’essere umano ( e non il pianeta ) emerge, quasi come una minaccia, come un Overlook Hotel in scala ridotta.

Tanti Jack Torrance, insomma, che sembrano impazzire per una condizione di reclusione forzata, non dettata dalla propria volontà, che li costringe anche a scoprire se stessi, con il malcelato timore nel cuore di non saper riconoscere più le proprie emozioni.

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