La Slowed and reverb e la malinconia per un’epoca mai vissuta

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La pandemia globale, oltre ad aver causato ripercussioni enormi su tutti i paesi del mondo che la stanno attualmente affrontando, ha dato il via libera a nuove forme di intrattenimento, tra cui un approccio diverso verso i contenuti che il web ci regala. Da un punto di vista macroscopico, la cultura internettiana ha conosciuto un nuovo fenomeno sul piano musicale.

Non un nuovo genere musicale, ma un lavoro di editing su canzoni già esistenti: così nasce la Slowed and reverb.

Parliamo quindi di una nuova tendenza musicale, costituita da canzoni la cui velocità di riproduzione è stata diminuita (appunto slowed) e a cui è stato aggiunto il riverbero (reverb). Editare una canzone rendendola Slowed and reverb è semplice: è necessario possedere un freeware come Audacity e compiere poche operazioni meccaniche, volte solo ai passaggi sopracitati.

Sul piano estetico, invece, i video che accompagnano i brani puntano alla semplicità, contraddistinti da gif di pochi secondi, estrapolate solitamente da anime anni ’80 e anni ’90, oppure da immagini grunge aesthetic e talvolta anche vaporwave.

La Slowed and reverb non ha origini definite, ma ha ottenuto enorme visibilità nel 2020: quali potrebbero essere i motivi che hanno portato questa wave ad un successo così ampio?

I principali ascoltatori appartengono alla Generazione Z, ossia i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e il 2010; questo particolare va ricollegandosi ad un altro elemento. Infatti, un’ampia fetta dei brani non è riconducibile alle recenti uscite musicali, ma appartiene al primo decennio del Ventunesimo secolo, ossia tra i primi anni del 2000 e poco dopo il 2010.

Sebbene il “brano principe” della wave sia la versione Slowed and reverb della canzone “20 min” di Lil Uzi Vert, uscito nel 2017 e modificato nel 2018 dallo youtuber e cantante Slater!, il focus non è incentrato solo sulla scena trap e hip hop americana contemporanea.

Navigando, possiamo trovare la versione Slowed and reverb dei singoli d’esordio di Kid Cudi, come “Pursuit of Happiness”, uscito nel 2010, ma più in generale viene esaltata l’intera scena mainstream legata a quegli anni, comprendenti Lady Gaga, Rihanna, David Guetta etc.

Un ritorno al passato apprezzato, soprattutto leggendo i commenti: le note nostalgiche la fanno da padrone, dimostrando la duplicità della Slowed and reverb verso gli ascoltatori. Non si tratta soltanto di brani che, grazie alla lentezza e al riverbero, sono in grado di trasmettere sensazioni di tranquillità e rilassamento all’ascoltatore (simile, per esempio, alla Chillwave o alla Late night lofi); ciò che l’ascoltatore prova è un senso di malinconia per gli anni passati, e da qui si comprende l’apprezzamento della Generazione Z.

L’influenza della pandemia da Covid-19 sugli ascolti è stata essenziale: il nichilismo già ottimamente consolidato tra i giovani si è ulteriormente amplificato, contribuendo ad alimentare quel senso di incertezza e paura verso il futuro. Dato che in avanti è difficile (o meglio, non si vuole) guardare, la soluzione è volgersi all’indietro, magari in un’epoca storica in cui si era molto giovani, scevri da responsabilità, ossia il primo decennio del ventunesimo secolo.

Altro elemento interessante da notare riguarda il senso ontologico di questa wave, sul piano della composizione e della reperibilità. La Slowed and reverb, come accennato, non ha bisogno di alcuna conoscenza teorica musicale per essere realizzata, dandole uno statuto di appartenenza totale: chiunque può trasformare un brano originale in uno di questo genere. D’altra parte, similmente al soundcloud rap, la sua appartenenza esclusiva al web, quindi la sua non reperibilità su alcuna piattaforma di streaming musicale, come Spotify, danno alla Slowed and reverb una connotazione di libertà da ogni richiamo economico e mercificatore; si torna quindi a quell’universo di canzoni volutamente modificate per bypassare le violazioni del diritto d’autore. Non a caso, infatti, come confermato dal magazine DLSO, la Slowed and reverb trae le sue influenze e la sua ossatura da un altro stile di editing, il Chopped and screwed, lanciato negli anni ’90 da DJ Screw, inizialmente destinato alla scena underground americana e ripreso su Internet, venendo applicato a canzoni già esistenti, ancora una volta senza un intento economico e per aggirare il copyright.

Ora staremo a vedere se avverrà la mercificazione di questa tendenza, se la Slowed and reverb incontrerà il favore delle case discografiche e verrà promossa sulle radio nazionali, stravolgendo quindi la sua vera natura, da destinata a tutti a puramente elitaria.

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