Sanremo 2020

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-La prima serata-

Dal palco tentacolare sbuca Amadeus che per l’occasione ha scelto di indossare una giacca firmata Domopak.

Tiziano Ferro nella sua fase di massa (forse ha sbagliato le dosi di proteine) intona “Nel blu dipinto di blu”, una modugnata in stile jazz/blues che non ci convince.

Irene Grandi apre il festival dei big con una canzone che non sembra esserle cucita addosso, difatti le cade come il vestito, di due taglie più Grandi

Secondo concorrente: Marco Masini TRANSFORMER che sembra Gianluca Vacchi travestito da Garibaldi.

Terza: Rita Pavone in MD…

Quarto: La svolta queer di Achille Lauro. Qualunque parola è riduttiva…

Quinto: Diodato ci convince!

Sesti: Le Vibrazioni. L’interprete del linguaggio dei segni ruba la scena a Francesco Sarcina!

Super ospiti Albano e Romina Power che per l’occasione sfoderano una forma invidiabile…

Si ritorna in gara con Anastasio in DASH. Rock aggressivo con un look total white da Coccolino concentrato.

Momento cringe Diletta Leotta: panegirico sulla bellezza rivolgendosi alla nonna in sala che da lontano la osserva con l’espressione alla Andreotti quando spense il cervello.

Altro momento cringe, pubblicità al film di Muccino, con un parterre di artisti che a guardarli ci siamo chiesti: We, ma cosa è successo a Kim Rossi Stewart?” sembra Franco Oppini…

Elodie: ci convince.

E’ il momento di Morgan e Bugo. Il primo ci delizia con una pettinatura in stile ”tutti pazzi per Mary”, il secondo ogni tanto fa capolino nel pezzo. La canzone ci piace.

Super ospite Emma Marrone e i luoghi comuni: “Sanremo è Sanremo, senza musicisti non ci sarebbero cantanti, l’italia è questa, è la nostra cultura” e noi aggiungiamo: w la pappa col pomodoro, ma anche che non ci sono più le mezze stagioni!

Alberto Urso canta con occhi rossi e lucidi. Un Andrea Alongi pop-lirico

Ricky, invece, un Morandi in età puberale.

Raphael Gualazzi: Elton John con dentoni in bella mostra.

Prima di chiudere la serata Amadeus anticipa la reunion dei “Ricchi e Poveri”: sciatalgia in do minore.

La nostalgia del passato tipica della vaporwave ritorna ogni anno, prepotentemente, come un dinosauro che non vuole estinguersi, grazie al festival della canzone italiana. Noi abbiamo provato a riderci su, anche con un po’ di sana cattiveria. Ma la vapor si sa, è anche satira contro ( e per ) il sistema, in questo caso musicale. Una grande macchina fagocitante che guardiamo con curiosità e sospetto…

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