L’epoca del Cyberpunk

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I topoi che hanno in seguito definito, sia il generale letterario che quello cinematografico, sono entrati nella nostra quotidianità, fino a viverla.

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di Davide ”inchiostro nero” Cautiero

Inutile negarlo, viviamo in piena epoca cyberpunk.

I topoi che hanno in seguito definito, sia il genere letterario ( ”Neuromante”, ”Mirrorshades”, ”Il cacciatore di Androidi”) che quello cinematografico ( ”Metropolis”, ”Blade Runner”, ”Matrix”, ” Ropocop”, ”Akira” ) sono entrati nella nostra quotidianità, fino a viverla.

Se esteticamente ancora non siamo arrivati a quel futuro immaginato nel passato, e che il retrofuturismo abbraccia come movimento contemporaneo, da un punto di vista pratico ( ma anche concettuale ) ci siamo dentro fino al collo.

Soverchieria, unita a un individualismo sfrenato, complice di un sistema economico aleatorio, e di un consumismo seducente e sfrontato. Lotte di potere, emarginati che si riuniscono in bande e che si riversano nelle strade. Unica valvola di sfogo il mondo virtuale, e le sue tecnologie.

La pandemia ha solo amplificato tali aspetti, che già delineano da tempo una cacotopia non più immaginata, descritta solo attraverso le pagine di un romanzo distopico o di un film fantascientifico.

Le ramificazioni cyber sono ovunque. Nel sottobosco della rete, con le sue tecniche di hacking e controllo dei dati. Ma soprattutto tramite la sua denuncia e critica sociale. La pubblicità stessa è cambiata, affluendo su internet grazie ai cosiddetti cookie. Gettoni identificativi utilizzati per raccogliere informazioni. Una sorta di satelliti spia invisibili che, una volta accettati, offrono una migliore fruibilità di navigazione, a discapito, però, della privacy dell’utente.

In quello che si può definire il manifesto cyberpunk  a ridosso del nuovo millennio, ossia ‘’Matrix’’, i cookie assumono, tra l’altro, anche il ruolo descritto sopra. Nella famosa scena in cui l’Oracolo incontra per la prima volta Neo, gli offre gentilmente un biscotto ( in inglese proprio cookie ). Pertanto si può affermare che nella pellicola delle sorelle Wachowski, gli alimenti, come anche le pillole rosse e blu, simboleggiano una varietà di hackeraggio.

E in merito all’attore che interpreta Neo, l’amatissimo Keanu Reeves, non possiamo che pensare a quanto la sua figura sia legata al genere. Difatti, la star australiana è presente anche in ‘’Johnny Mnemonic’’, pellicola liberamente ispirata all’omonimo racconto di fantascienza  scritto da William Gibson, considerato tra i maggiori esponenti della corrente.

Il film di Robert Longo, pur rappresentando un mediocre prodotto del cinema di fantascienza di metà anni ’90, col tempo ha acquisito un fascino discreto, riuscendo a riprendere i tratti e i lineamenti oscuri della distopia cyberpunk.

Ma il buon Keanu non si ferma certo qui. Nel Gdr open world sviluppato da CD Projekt in uscita il 10 dicembre di quest’anno, ‘’Cyberpunk 2077’’ , comparirà anche ‘’l’Eletto’’ sotto il nome di Johnny Silverhand, uno dei personaggi del gioco.

Cyberpunk in ogni dove, dunque, nel campo delle applicazioni videoludiche come nella moda, grazie alla techware e allo streetware. Abbigliamento tecnico in grado di unire versatilità e comfort al gusto, riprendendo anche i toni dark e goth del genere.

Source: internet

Lo stesso ‘’sprawl’’, indice di una contemporaneità del tessuto urbano, nel contesto cyperpunk, assume il ruolo di antagonista di un certo ordine razionale, quale può esserlo quello di una metropoli compatta, fungendo quasi da contrappasso a esso con i suoi agglomerati così caratteristici.

Source: internet

Musicalmente il genere è un incrocio di sonorità elettroniche, techno house, underground, nonché Rock- metal o dubstep, che fungono più specificamente da colonna sonora per le diverse distopie. Riverberi ed evocatori di sensazioni in grado di proiettare lo spettatore nell’immaginario oscuro e fantascientifico dell’opera. Un tipico esempio è l’uso sapiente di sintetizzatori, pianoforte, campane tubolari e timpani  nell’album di ‘’Vangelis’’ Blade Runner, soundtrack dell’omonimo film di Ridley Scott.

Più di un timido spettro punk, ergo, quello che aleggia nella nostra società, andando anche a modificare i modelli estetici e comportamentali di una generazione a cui il futuro è stato strappato.

‘’E quando parliamo di futuro, non parliamo soltanto di una successione temporale, ma di una predisposizione culturale, psichica’’.

Prendendo in prestito le parole di Franco ’Bifo’’ Berardi, noto saggista e filosofo italiano, possiamo già intravedere quel senso di incompletezza che si respira in questa società, sempre più individualista e dispatica.

Lo avevamo letto nei libri, guardato attraverso la televisione. Il futuro era stato già scritto, stampato sulle iridi ingenue e nostalgiche di un ménage aberrante. E sebbene il filone cyperpunk richiami a sé sentimenti e poesie di ribellione, sembra quasi che l’utopia negativa corra più veloce, e citando ’’ V per  Vendetta’’ ( sempre delle sorelle Wachowski), e più precisamente il suo protagonista ”V”: ‘’Se cercate un colpevole non c’è che da guardarsi allo specchio…’’

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