La Vaporwave , i meme e I titoli di Libero

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Una riflessione sui meme ed i titoli “fastidiosi” di Libero

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Ciao cyberz! Se il titolo vi sembra curioso, aspettate di leggere fino alla fine e poi fatevi una idea. I meme, come alcuni di voi già sanno, sono uno degli elementi di cui si nutre la Vaporwave. Ne ho parlato già in precedenza.

Ma…Precisamente, cosa sono?

I meme sono fenomeni sociali o di costume, immagini (ma anche gif e video) spesso goliardiche che si diffondono sulla rete tramite la condivisione e che diventano così virali da diventare presto famosi. Uno degli esempi più noti sono i meme riguardanti Chuck Norris e le sue assurde prodezze fisiche, per es. c’è quella che lo ritrae con due mitra in mano e sulla foto c’è scritto che il suo gruppo sanguigno è AK47 (marca e modello del mitra)

Ritorniamo alle radici dei meme. Da dove nasce questo parola? Dalla scienza.

Il termine meme infatti fu inventato nel 1976 dal biologo Richard Dawkins durante il suo studio sui geni biologici, lo scienziato definisce i meme come unità di trasmissione culturale, o unità di imitazione e replicazione; per questo motivo il termine è stato ripreso nella pratica ironica che oggi conosciamo con questo nome.

La teoria dei meme è riuscita anche parzialmente a spiegare il perché del razzismo; semplicemente credenze ideologiche fantasiose che si propagano come software culturali con una struttura che riesce ad entrare facilmente nel pensiero collettivo.

Per dirla in termini semplici il meme biologico è come un virus che ha bisogno di propagarsi così come i geni hanno necessità di moltiplicarsi.

Sintetizzando : “Un meme di internet è un concetto che si diffonde rapidamente da persona a persona tramite blog , forum, come 4chan o Reddit , sui social  come Facebook, Instagram o twitter, o messaggistica come whatsapp o siti di notizie oppure piattaforme video come YouTube. e Twitch” (Wikipedia)

Il meme di cui mi voglio occupare ora è il Rickrolling, cioè un meme che si trasforma in una “trappola”; l’esca consiste nel pubblicare in maniera accattivante una didascalia su un’argomento con un link video da cliccare. L’ignara vittima nel momento dell’apertura del link però non si troverà davanti immagini riguardanti l’argomento citato in didascalia bensì il video di Rick Astley – Never gonna give you up – del 1987!!!

(Qui sotto vediamo il prank nella partita dei Red Sox contro i San Diego Padres)

Bene, ora cambiamo velocemente argomento; a proposito dei titoli provocatori degli articoli di apertura del quotidiano Libero, ve ne cito alcuni “Ai meridionali 3 cariche su 4 , comandano i terroni” o ancora “Calano fatturato e p.i.l. ma aumentano i gay” oppure la più recente “Bergoglio in vaticano, vieni avanti gretina, la rompiballe va dal papa”; l’articolo di apertura, come si nota, ha sempre lo scopo di provocare una reazione più simile al fastidio che alla curiosità della notizia, quindi non punta a catalizzare l’attenzione sull’accaduto ma sul fastidio che se ne ricava per il titolo, facendo scattare automaticamente, la molla dell’indignazione sui social provocandone involontariamente la pubblicità con il risultato della promozione volontaria e virale del giornale sulla rete. Capirete che a questo punto il meccanismo diventa molto simile , se non proprio uguale, al rickrolling; cioè lo scopo non è quello di dare risalto alla notizia ma quello di far parlare di sé, in bene o in male non importa.

Si può dire, a questo punto, che i titoli di apertura siano dei Rickrolling, delle esche, in cui, inevitabilmente, cadono tutti, sia condividendo con indignazione la prima pagina del giornale, sia cambiando le parole e giocando col titolo tanto da farlo diventare un meme a tutti gli effetti!

Dopo questa riflessione rimane però una domanda. Libero è consapevole di essere un meme?

Con questa domanda che non mi farà dormire mi vado a guardare ancora “Nice Ocean Waves” un rickrolling che ad oggi ha quantificato più di un milione e mezzo di visualizzazioni…

4EST

P.S.
L’articolo 13 (Riforma del copyright) avrebbe lo scopo di tutelare la proprietà intellettuale di giornali come libero a scapito delle realtà indipendenti sulla rete, quando a conti fatti è la rete ad essere depredata delle sue idee e l’uso della tecnica dei meme da parte di molti quotidiani oggi ne è la conferma.
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