La Gabibbowave: nascita, crescita, immortalità

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di Matteo Lo Presti

L’ultimo caso mediatico è scoppiato lo scorso aprile, ripreso dalla stampa italiana ed estera: la caricatura messa in atto da Michelle Hunziker e Gerry Scotti nei confronti degli orientali, imitandone gli occhi a mandorla e storpiando il nome “Rai” in “Lai”. Il tutto contornato dai sempreverdi suoni buffi e risate preregistrate. Sono, ovviamente, seguite polemiche e accuse di razzismo: ma non è questo il focus del discorso, così come non è il tema di cui voglio parlare.

Quello tra Striscia e il web è stato un impatto che sembrerebbe destinato a durare ancora per molto tempo. Fare una stima di quando siano iniziate le parodie sul programma televisivo appare difficile; alcune delle pagine più famose, che hanno dato vita a quella che potremmo chiamare “Gabibbowave”, e che continuano tutt’ora a sfornare contenuti ironici ripescando elementi del programma televisivo, sono presenti già da tempo sui social. Tra esse spiccano Dank memoni besughy (creata nel 2016) e RAI Ayanami (2017), a testimonianza di come la plasticità dei contenuti di Striscia la Notizia, dai grandi classici fino a quelli più recenti, sia perfettamente in grado di riscuotere successo in ogni momento.

Ma quali sono questi elementi, in grado di rendere Striscia la Notizia una fucina eterna di materiale per meme, e in grado di rendere la Gabibbowave, perché no, immortale?

Il format

Striscia si caratterizza per essere un Infotainment, ossia «un mezzo di comunicazione di massa con funzione di informazione ed intrattenimento»; sempre riprendendo Wikipedia, gli Infotainment vengono impiegati per contenere l’instabile attenzione degli spettatori, propensi ad annoiarsi e a distrarsi durante il proseguimento della trasmissione. Qui emergono le criticità del programma, con le scelte ideate dagli autori per accaparrarsi l’attenzione dello spettatore: una tra tutte, la spettacolarizzazione dei temi affrontati.

Una mente attenta, che conosce già Striscia, leggendo “spettacolarizzazione” si sarà ricordata dei servizi di Brumotti sullo spaccio, criticati per non affrontare il problema alla radice, basandosi invece sulla demagogia, e diventati per questo motivo oggetto di numerose parodie. Ultima fra tutte la “Brumotti botte tour”, una versione interattiva di Google Maps in cui sono riportati tutti i luoghi in cui l’inviato del programma è stato aggredito, con allegati i link dei video delle medesime aggressioni.

Questo venire a patti con lo spettatore ha reso Striscia la Notizia, da un lato, un successo su scala nazionale che va avanti dal 1988 (anno della sua ideazione), mentre dall’altro oggetto di prese in giro e controversie. Altro elemento guardato con occhio severo, per poi essere deriso, riguarda l’insistenza (al limite della molestia) con cui gli inviati approcciano i loro bersagli nei i servizi mandati in onda.

Durante la consegna di un tapiro al ballerino Roberto Bolle, da parte dell’inviato Valerio Staffelli, quest’ultimo ha riportato un infortunio al piede, schiacciato dalla ruota anteriore del taxi che stava trasportando l’Étoile.  Sebbene il gesto del tassista sia da condannare, le pagine di meme sui social non hanno manifestato apprensione verso Staffelli: hanno, anzi, ironizzato sulla faccenda, come si può constatare da un video pubblicato sulla pagina Facebook Padre memonno, che riprende la diatriba Bolle – Staffelli paragonandola al duello tra Jotaro Kujo e Dio Brando, due personaggi dell’anime Le bizzarre avventure di Jojo.

I personaggi

Sui protagonisti del programma è doveroso aprire un nuovo filone argomentativo.

Phazyo, una delle pagine satiriche di Facebook Italia più conosciute, ha contribuito, tramite le sue novelle, ad alimentare una spregiudicata ironia verso attori, conduttori televisivi e politici italiani; tra essi, non sono mancati presentatori e altri protagonisti di Striscia la Notizia, con una menzione speciale per Ezio Greggio. Il comico piemontese, infatti, prende spesso parte a numerosissimi racconti della penna di Phazyo: soprannominato “Il Vile”, è un personaggio imprescindibile per la lore della pagina, essendo l’acerrimo nemico proprio di Fabio Fazio, “l’oscuro signore”, protagonista principale dei racconti.

In quanto uno dei più significativi personaggi dell’universo di Striscia, la sua fama sui social dovuta alla rappresentazione che ne dà Phazyo ha alimentato ulteriormente l’attenzione verso il programma di Antonio Ricci. Tuttavia, parlare solo di Ezio Greggio ci sembra riduttivo, quando un’ottima fetta dei prodotti confezionati dalle pagine di meme italiane vedono, come protagonista, il Gabibbo.

Il ruolo del Gabibbo

Gabibbowave è il titolo dato all’articolo: non a caso, visto che il pupazzo rosso, ideato da Antonio Ricci, è sicuramente la punta di diamante in grado di spiegare il successo dell’universo di Striscia sul web. La maggior parte delle produzioni creative, infatti, vede il Gabibbo sovrastare gli altri elementi del programma, dai conduttori come Greggio e Iacchetti, fino alle scenette createsi durante la trasmissione diventate poi dei cult.

Un enorme pupazzo rosso, adornato con un papillon, che parla con cadenza ligure. Sin dalla sua fisionomia, il Gabibbo rientra perfettamente nei canoni estetici di chi si materializza poi in un meme. Palriamo di un insieme di elementi scollegati tra di loro (considerando anche i vari travestimenti utilizzati dal Gabibbo), che richiamano il dadaismo tipico dei dank meme (qui un mio vecchio articolo in cui approfondisco la questione), così come un’ onnipresenza nei programmi di Antonio Ricci: Striscia la Notizia, appunto, ma sopratutto Paperissima.

Versione slowed di “La Rumenta”, sigla di Striscia la Notizia usata nell’edizione 1994/1995, che esteticamente si rifà alla copertina di Floral Shoppe, album di Vektroid del 2011

Proprio al secondo programma sopracitato, ossia Paperissima, si deve un’enorme fetta del successo della Gabibbowave. Nel mirino dei content creators è finito il format stesso del programma: una carrellata di video ripetuti fino alla nausea, non proprio recentissimi (in molti di essi è stata oscurata la data di registrazione), soprattutto non divertenti. Si ha sempre associato la vena ironica dei filmati all’umorismo non troppo acuto degli anziani, per esempio. Tesi confermata in numerosi meme che avvalorano questa teoria.

Meme fritto del 2017, che contesta l’umorismo del programma

Per concludere, è doveroso sottolineare di come la fama della Gabibbowave sia giunta anche sul piccolo schermo. Sul finire di una puntata della trasmissione “Una pezza di Lundini”, in cui è stato ospite l’attore Alessandro Borghi, il presentatore ha suonato con il kazoo uno dei monoliti di Paperissima: Fritto Misto, ovvero la sigla di chiusura della trasmissione. Nonostante il programma di Lundini sia seguito perlopiù da giovani, questa scelta simboleggia l’enorme successo riscosso dalla Gabibbowave sul web, destinato, a quanto visto sia oggi che negli ultimi anni, a non voler cessare.

Foto di copertina per gentile concessione di vapor_spaghetti

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