Interferenze e bassa qualità, il passato è pura distopia.

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Siamo ormai abituati anzi, troppo coccolati, dalla tecnologia odierna fatta di istantaneità di immagini, suoni, acquisti e risoluzioni sempre più accurate che ci permettono di scattare foto quasi “professionali” con un semplice smartphone o di creare una postazione domestica per editing audio/video senza ricorrere ad uno studio.

In poche parole, abbiamo tutto nelle nostre mani e ne avremo sempre di più.
Con l’avvento delle intelligenze artificiali, i comandi vocali, dispositivi ormai totalmente wireless, il vecchio concetto del “robot” umanoide a nostro servizio ormai non ci inquieta più.
Fermi tutti, mi spiego meglio.
Ripensando all’immaginario delle serie TV e film degli anni ’80, si nota come un mondo fatto di grovigli di cavi, enormi terminali/computers – senza dimenticare la possibilità di comunicare ovunque con una specie di telefono o di “tele-videochiamare” su schermo qualcuno – si prova un misto di consapevole tenerezza ma anche di lieve frustrazione da bambini viziati.
Tutto l’immaginario di come sarebbe stato il mondo oltre il 2000, questo futuro ridondante di richiami alla fantascienza, aveva un pregio enorme, quello della scoperta.
La tecnologia come grande amica dell’uomo, in grado di annullare distanze e facilitare la vita quotidiana, ma anche grande spauracchio invincibile quando diventa un nemico invisibile in grado di agire per mezzo di algoritmi sconosciuti.

Pensiamo al “Max Headroom Incident” avvenuto nel 1987, diventato famoso grazie a YouTube e rimasto tutt’ora un mistero irrisolto: dei tizi tutt’ora rimasti anonimi, riuscirono a compiere due inquietanti intrusioni nel segnale di due canali televisivi americani, interrompendo le trasmissioni e mandando in onda un paio di filmati di simile stampo nei quali una figura umana con la maschera del personaggio Max Headroom pronunciava frasi deliranti con la voce distorta oscillando nell’inquadratura.

Entrambi i video erano di breve durata ma tanto bastò per creare uno scompiglio di grossa portata. Bravata di alcuni studenti smanettoni o una criptica minaccia nei confronti dei vertici delle due emittenti, quello che sconvolse l’America e non solo fu l’idea che si, qualcuno ce l’aveva fatta, i potenti e inaccessibili mezzi tecnologici erano stati violati e qualcuno era entrato, per giunta mascherato proprio come
in una rapina, quindi la possibilità di attacco di un nemico ignoto e introvabile subito indicato come “pirata”, “hacker”, “geek”, qualcuno che perdeva nottate a studiare i mezzi e manometterli a suo piacimento.
Per l’epoca, un fatto del genere era uno schiaffo morale che il futuro stava preparando al presente.
Anche il phone freaking, attività illegale che prevedeva lo sfruttare le falle dei sistemi telefonici per fare chiamate gratuite o internazionali (memorabile l’episodio in cui Steve Jobs e Steve Wozniak riuscirono a chiamare il Vaticano e andarono vicini a farsi passare il Papa al telefono), aveva in sè il fascino della novità, della sperimentazione e l’avvicinarsi a qualcosa “per pochi”.
Tutto è andato scemando con il concetto di “user-friendly”, dai sistemi operativi come Windows ’95 alle odierne applicazioni degli smart-phones, tutti possono fare tutto e subito, che sia produrre musica o editing di un corto.
Insomma, non si smanetta più, neanche il gusto di bestemmiare mentre si tenta e ritenta di far funzionare qualcosa, tutt’al più si frigna quando un’applicazione crasha e finisce lì.
E il peggio è che siamo bambini viziati e non ci emozioniamo più davanti ad un led verde che si accende. Sigh.

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