Il futuro è sempre più vaporwave

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i riverberi hauntologici della nostalgia

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di Davide ”inchiostro nero” Cautiero

Nella vaporwave la nostalgia assume caratteri quasi hauntologici.

Per carità, quando si tratta di attribuire ( o quantomeno accostare ) un principio, o un determinato fondamento a una corrente estetica e musicale evanescente come la vaporwave, che non è riuscita a imporsi come tale, con una reale forma o identità, tanto da essere descritta come una carcassa, o un’entità morta, lasciata in balia del meme che la caratterizza, si può solo speculare, ma è la sua imponderabile natura a delinearne idealmente i caratteri e a renderla più di un mero prodotto della cyber-cultura, o come succedaneo di musica elettronica.

Per tornare al discorso di prima, a quella nostalgia in cui la vaporwave sguazza, a quel rimpianto malinconico in bassa fedeltà che attanaglia anche i più giovani fruitori del movimento; beh, quella nostalgia non è solo retromania.

Nella realtà, nel quotidiano che si nutre di ogni nostro dubbio o timore, tale nostalgia è parte di quella hauntologia riscritta da Mark Fisher dopo Jacques Derrida, che pone l’arte in una stasi metafisica, ancorata, generazione dopo generazione, a una non presenza che ne altera inevitabilmente gli equilibri, fino a palesarsi come disagio. Un malessere ‘’esistenziale’’, poiché si riflette in un’assoluta incapacità di immaginare il futuro.

‘’E’ venuta meno la tensione verso il futuro in generale’’ recita Simon Reynolds ( critico musicale britannico ) in relazione alla sua ultima fatica: Futuromania. A quei sogni elettronici che tanto ammaliano perché presagiscono un futuro che ad oggi sembra quasi un miraggio.

Ma se il futuro appare incerto, vuol dire forse che non lo temiamo?

E’ vero il contrario.

Nell’accelerazionismo, che non ha attecchito nella sua idea politica di accelerare i processi che contraddistinguono un altro grande fantasma come il capitalismo, per portarlo al collasso, il futuro è legato alla possibilità di liberare l’uomo dal lavoro attraverso una proliferante automazione.

Un avvenire che si preoccupa dell’uomo, quindi, e anche del suo stato mentale, perché l’ansia per il domani non può che sfociare nei più comuni disturbi psichici.

Ed è qui che il futuro fa più paura.

Franco ‘’Bifo’’ Berardi  in ‘’Futurabilità’’ scrive: ‘’Il capitalismo è un cane morto, ma la società non è capace di abbandonare la carogna putrescente; così la mente sociale viene divorata dal panico, da un’impotenza furiosa, e alla fine precipita nella depressione’’

Bifo, nel suo saggio, che descrive una società immersa nella penombra delle idiosincrasie odierne, ammette però che da essa si può emergere, mediante l’orizzonte delle possibilità.

Ma si può sfuggire dalle grinfie del ‘’grande altro’’ e dal sempre più fagocitante ed estremo ”realismo capitalista”?

Il futuro è di certo influenzato, nella sua ‘’non presenza’’, da un’altra entità eerie, come il capitalismo stesso. Difatti Fischer asseriva: ‘’una forza come il capitale non esiste in nessun senso materiale, eppure è in grado di produrre praticamente qualsiasi tipo di effetto’’

Appare evidente quanto l’agentività sia il riflesso di echi hauntologici provenienti dal passato, e dai sistemi che caratterizzano la forza lavoro.

Un altro grande dilemma che si consuma in rete, e che porta a considerare ( paradossalmente ) questo movimento musicale ed estetico quasi un’avanguardia futurista, è: la vaporwave è anticapitalista?

La risposta, se c’è, la si può trovare proprio nell’accostamento al movimento accelerazionista, in quanto come quest’ultimo utilizza gli stessi metodi, ma invece di accelerarlo cerca di renderlo meno reale.

In definitiva si può dire che non lo contrasta, esaltandone a volte anche gli aspetti, attraverso un senso di appartenenza con determinati brand o prodotti, ma trasformandolo in uno spettacolo grottesco, qual è in fin dei conti.

Il futuro, quindi, è solo vana speranza? Un riciclo dei tempi migliori nella sempiterna nostalgia che ci ammalia?

Il futuro è un’incognita, è vero, ma assume sempre più i connotati indistinti della vaporwave, perché ( soprattutto per i più giovani ) accoglie tali dilemmi e li ripropone, non solo in chiave nostalgica, musicale o estetica, ma anche come alternativa burlesca a questo grigiore esistenziale. 

Del resto,come recita un aforisma di Elbert Hubbard: ’Non prendere la vita troppo sul serio, tanto non ne uscirai vivo’’

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