Frammenti dall’Agglomerato, parte 2

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di Claudio Mazzella ( Mirtul Dourden )

” Il vero cambiamento epocale avvenne però con la creazione e la progressiva introduzione dell’Altromondo”

NDGraphics dopo l’acquisizione da parte di Intel riuscì finalmente a mettere a punto dei processori quantici perfetti in grado di duplicare il mondo reale in ogni dettaglio. Dopo il primo anno la prima grande impresa venne ultimata, riprodurre fedelmente l’intero Central Park, occorrevano circa 200 tecnici e gestori di snodi al lavoro 24h su 24 per permettere l’interazione. Fu un successo storico e il il primo slot di noleggio biciclette venne passato all’asta per 2 milioni di dollari. L’azienda che si aggiudicò quello slot raddoppio il fatturato grazie alla pubblicità virtuale dei suoi tour. L’interfaccia venne rapidamente estesa ad ogni utente del pianeta e in breve tempo ingenti risorse vennero spese per riprodurre altre piazze, quartieri, intere nazioni. Non si limitarono a duplicare il mondo reale, ma lo plasmarono a loro piacimento, rendendolo per certi versi molto migliore di quanto potesse essere quello reale. Fu una corsa forsennata agli snodi, alla semplificazione, alla creazione, un impeto di divina creazione. Le borse spiccarono il volo. Il mondo reale per la prima volta era stato doppiato da quello virtuale, reso perfetto dal nuovo cyberliberismo sfrenato.

In pochi anni i diritti dei vari stati nazione sulle singole porzioni dell’Altromondo vennero messi in crisi da vere e proprie battaglie, legali e meno legali, in alcuni casi reali. Gli Stati Uniti nell’Altromondo erano riprodotti come una federazione di 12 Stati perchè i restanti furono venduti ad una decina di “entità” diverse. Le valute dell’Altromondo divennero, di fatto, le uniche utilizzate e convertite, le loro quotazioni raggiunsero picchi di vera e propria perversione.

Tutto ciò durò fino ad una mattina di giugno, quando nessuna delle piazze finanziarie riuscì a fare prezzo. Alcuni teorizzarono un sovraccarico di ordini su scala planetaria, altri un effetto a catena degli algoritmi di vendita, forse un’operazione voluta, ma il risultato immediato fu che in una sola giornata solare fu bruciata la maggior parte della capitalizzazione del pianeta. L’Altromondo si bloccò per 12 ore, le transazioni finanziare anche. Quella mattina Vittorio era nella sua solita postazione in salone, comodo privilegio di un lavoro in remoto, quando la notizia semplicemente lampeggiò sul suo deck di connessione all’Altromondo. Furono mesi difficili, ma non per lui.

La sua vità iniziò proprio quella mattina, al caffè sotto casa, quando, spento il terminale, conobbe lei, Clara.

Vittorio spegneva la sveglia, un curioso corno rosso partenopeo dotato di interfaccia all’Altromondo. Una crisi di tosse lo attraversava prima ancora di realizzare che l’effetto dei sonniferi era svanito. Chiudeva la finestra. Seduto sulla solita poltrona in velluto.

Un flacone verdognolo era adagiato sul tavolo insieme ad una bottiglia di wisky vuota, un’altra iniezione era necessaria, era la terza in 72 ore, doveva stare attento, ma che differenza faceva ormai.

“Colore caldo di onde al crepuscolo , riflessi di rocce indorate da licheni e scaglie di luce, profumo di notte che avvolge i grappoli accesi come stelle ubriache di sole.”

Vittorio recitava quei versi con gli occhi sgranati e le pupille dilatate, nel suo cuore la voce di Clara.

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